«Ecco dunque la nostra meta finale, il sogno di un bambino che si compie. Una volta che cominciamo a cadere e a dimenarci in aria pieni di paura, la nostra volontà ci appare chiara; voltiamo la faccia verso il basso; non diciamo “cadere”, ma “tuffarsi”; osserviamo la terra che corre verso di noi a incontrare i nostri occhi. Eccola. Non è uno schianto. Siamo una linea che interseca un piano. Ci passiamo attraverso come proiettili».